La malattia

Il morbo di krabbe è anche classificata come malattia lisosomiale, cioè legata al difetto di un enzima lisosomiale (enzima che degrada sostanze tossiche all’interno dell’organismo). Le malattie lisosomiali sono moltissime. Ad oggi, se ne conoscono più di 40 diverse malattie. Vengono classificate in gruppi a seconda del tipo di enzima che viene a mancare e in particolare del prodotto di degradazione che si accumula.

La Leucodistrofia di Krabbe

è una rara malattia ereditaria autosomica recessiva , degenerativa, metabolica, con un disordine del sistema nervoso centrale e periferico. Tale disordine è causato da un deficit enzimatico (galattosilcerebrosidasi), per cui si accumulano dei metabolici tossici; in particolare, lo sfingolipide galattosilcerebroside e la psicosina. Tali sostanze si accumulano nella sostanza bianca cerebrale, causando una demielinizzazione. Il quadro clinico include ritardo mentale, paralisi, cecità, sordità, paralisi pseudobulbare e morte. L'inizio dei sintomi, nel 90% dei casi, avviene fra i tre e i sei mesi di età (forma infantile). E' stata identificata una forma più tardiva con un esordio fra i sei e i diciotto mesi. La forma di tipo giovanile è più rara, con un esordio intorno ai 13 anni. I primi sintomi sono: irritabilità e ipercettibilità. Possono esistere anche episodi di vomito e parziale perdita di coscienza. A questi, seguono: contratture spastiche dell'estremità inferiore, disfalgia , deterioramento mentale, atrofia ottica e in alcuni casi sordità. Nella forma infantile, la morte avviene nel secondo, terzo anno di vita. Il trattamento è sintomatico, è possibile la diagnosi prenatale. Il trapianto di midollo osseo è una possibile terapia per casi lievi e precoci. Recentemente, è stato provato con successo il trapianto di cellule staminali dal cordone ombelicale. Si assiste in alcuni casi ad una regressione dei sintomi. Il problema più grande legato a questo metodo è la elevata mortalità legata all’invasività di tale approccio.

In alcune leucodistrofie legate al deficit di enzimi lisosomiali, si stanno tentando percorsi differenti. In particolare, nella malattia di Gaucher si utilizza la terapia enzimatica sostitutiva con l’enzima glucosilcerebrosidasi. Tale approccio sta dando risultati incoraggianti. Si potrebbe pensare che nella malattia di Krabbe si possa provare una terapia enzimatica sostitutiva con la galattosilcerebrosidasi; in realtà, tale possibilità è legata al superamento da parte dell’enzima della barriera emato-encefalica (cosa che non avviene). Infatti, nella Gaucher, molte manifestazioni patologiche si hanno a livello periferico, mentre nella Krabbe, l’accumulo di metaboliti tossici avviene nel SNC.

Altra possibilità di intervento terapeutico è la somministrazione di inibitori enzimatici della sintesi dei glucosfingolipidi che si accumulano in eccesso. Il problema principale è la mancanza di selettività di tali molecole.

Infine, l’approccio più promettente è la terapia genica. Si tratta di inserire il gene che esprime la sintesi dell’enzima mancante. Per tale scopo, in vari centri universitari si sta studiando l’inserimento del gene specifico in un vettore che possa proteggerlo e nello stesso tempo veicolarlo nelle cellule target. In particolare, i veicoli più studiati sono l’adenovirus e il lentivirus.

Malattie Lisosomiali

Quando si parla di malattie rare, spesso si pensa a patologie che riguardano pochi casi al mondo. In realtà, si tratta di malattie molto più diffuse di quanto normalmente si pensi, il problema sta divenendo più importante in quanto fino a pochi anni fa molte di questa malattie non erano diagnosticabili, e, tutt'oggi alcune non lo sono. N e esistono circa 5.000 tipologie differenti, quindi i malati potrebbero diventare una grande forza!

Da pochissimi anni, l’Unione Europea e il Piano Sanitario Nazionale si sono attenzionati al problema e si ci è prefisso tra gli obiettivi della sanità pubblica, la sorveglianza nazionale delle malattie rare. Ma c’è ancora troppo da fare, in quanto l’atteggiamento degli operatori sanitari è ancora troppo lontano dalla consapevolezza che tali malattie vanno monitorate in modo definito e preciso perché non esiste nessun protocollo di informazione che si rivolga a tali operatori, iniziando dai pediatri di base. Si assiste e ad una disattenzione da parte della società e ancor peggio della medicina con una totale assenza di prospettive terapeutiche e perfino di gestione delle complicanze secondarie associate a tali malattie. I genitori sono spesso lasciati da soli a gestire l'evoluzione di una malattia a decorso progressivo con esito infausto. Data la diagnosi, il percorso della malattia diventa esclusivo dei genitori.

Sono gravi malattie genetiche a trasmissione autosomica recessiva (tranne la malattia di Hunter e quella di Fabry che si trasmettono con una modalità legata al cromosoma X, quindi colpiscono individui di sesso maschile), causate dall’accumulo di prodotti di degradazione all’interno dei lisosomi, organelli cellulari (piccole bolle all’interno della cellula) deputati all’eliminazione di molecole nocive per la cellula. Sono legate al difetto di uno degli enzimi che si trovano all’interno di tali organelli.

Spesso, colpiscono i bambini nei primi anni di vita, hanno un decorso progressivo, con deterioramento delle funzioni vitali ed esito letale. Visto che esistono numerosi enzimi lisosomiali, tali malattie vengono classificate in base al prodotto di accumulo che non viene degradato.

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